mercoledì 23 luglio 2008

Afghanistan, Iraq

Sette anni di guerra in Afghanistan, 5 anni di guerra in Iraq.
SETTE e CINQUE anni!! E ancora non ne si vede la fine certa. Migliaia di giovani soldati morti per quale causa? Ma sopratutto, di chi? Migliaia di civili assassinati per quale colpa?
La risposta, con la sua gravità, mi terrorizza.
Voglio ricordare ciò che disse un uomo, un giusto, ormai molti anni fa: "Ogni guerra, anche la più mite, con tutte le consuete conseguenze come le distruzioni, le rivolte, i saccheggi, le rapine, gli stupri e le uccisioni, con le scuse della necessità e della legittimità, con l'esaltazione delle gesta militari, con l'amore della bandiera e della patria e con le finte premure per i feriti, perverte in un solo anno più gente di quanto possano migliaia di saccheggi, d'incendi e di omicidi commessi durante un secolo intero da persone isolate spinte dalle sole passioni." Lev Nikolaevic Tolstoj.
Dovremmo ascoltare molto più spesso le frasi lasciate alla storia dai grandi giusti del passato; dovremmo imparare dal passato.


venerdì 4 luglio 2008

Massa Critica e Capitalismo

Grazie alla puntata di "italoamericano" andata in onda ieri a tarda sera, ho potuto ascoltare le parole e le idee di (forse) uno degli ultimi veri utopisti di questi tempi moderni. Un utopista che ha il coraggio di concretizzare le proprie brillanti idee. Si chiama Chris Carlsson ed è stato uno dei creatori del concetto di "critical mass", nonché aprifila della prima concreta manifestazione (ed edizione) del fenomeno, avvenuta nel 1992 a San Francisco.
L'idea di base alla "massa critica" ha qualcosa di anarchico e attivista (forse è per questo che mi affascina tanto) e consiste nel raggruppare il maggior numero possibile di ciclisti per sfilare assieme, in gruppo, attraverso la città, costringendo il traffico motorizzato a fermarsi, paralizzandolo fino a che l'intera folla non ha terminato il passaggio. In questo modo i ciclisti di quelle città che non offrono adeguati spazi alla loro sicura circolazione, cercano di sensibilizzare la restante popolazione cittadina nei confronti del problema della viabilità urbana e del traffico sostenibile, appropriandosi per qualche minuto degli spazi a loro tolti. L'organizzazione di questi raduni avviene (e ciò è magnifico) per passaparola, senza organizzatori, capi o gerarchie, senza nessuno che stabilisca il tragitto da percorrere, quindi in completa e totale libertà: è a tutti gli effetti la manifestazione di una volontà e coscienza collettiva condivisa, che esula da qualsiasi fine politico.
Sopratutto oggi, col prezzo del petrolio alle stelle e in continua, vertiginosa ascesa, è evidente come il nostro sistema economico, e conseguentemente le nostre vite, siano schiavi della benzina e delle auto. E' evidente la necessità di ammettere il problema e di cercare alternative; l'unica che noi comuni mortali possiamo applicare nel nostro piccolo è cambiare, o meglio migliorare, le nostre stesse abitudini rinunciando, per i piccoli spostamenti, all'automobile, allo scooter, o alla moto, e fregandocene del tempo che "sprecheremmo" a causa della minor velocità che consentono quelle magnifiche meraviglie meccaniche chiamate "biciclette" (che, ancora oggi, rimangono le macchine col maggior rendimento in assoluto, fra tutte quelle create dall'uomo).
Durante l'intervista di Fabio Volo, Chris Carlsson ha anche parlato di economia mondiale, esponendo la sua idea riguardo il naturale processo ciclico del capitalismo; anche questa idea è affascinante e, sopratutto, concreta.
E' noto che la natura stessa del capitalismo lo rende soggetto a periodi di crescita e progresso, alternati a periodi di regressione; tutti gli economisti mondiali concordano nell'affermare che ora ci troviamo in quest'ultima nefasta fase. Infatti basta guardarci attorno per accorgerci di essere avvolti da innumerevoli crisi: ambientali (effetto serra, inquinamento, ...), finanziarie (mercati in recesso, stagnazione economica mondiale, ...), politiche (politici sempre meno statisti e sempre più imprenditori, scomparsa del concetto di Stato, ...) energetiche (rarefazione delle fonti energetiche classiche, eccessivi prodotti di scarto derivanti dal loro trattamento, ...), eccetera. Ma Chris Carlsson, analizzandone le cause, afferma che sono tutte dovute a una crisi principale: "l'accumulo di capitale". Il capitalismo, in effetti, si basa sull'accumulo di denaro e beni, solo così può permettersi il finanziamento dell'enorme progresso di cui è capace, ma quando l'accumulo diventa eccessivo, in rapporto agli investimenti effettuati, si raggiunge una condizione di saturazione, ed ecco che iniziano le crisi, ecco che si presenta il punto debole del sistema.
La soluzione è sempre stata nella guerra e nella distruzione, che permettono di ricominciare da zero un nuovo, lungo processo di accumulo di capitale che porterà a una nuova fase d'oro, per poi ricadere inevitabilmente in una nuova crisi e così via.
Perciò è necessaria una nuova soluzione, meno tragica, alla ciclicità del capitalismo. Soluzione che determinerebbe, però, il completo ribaltamento del sistema politico della nostra società, rovinando gli interessi dei potenti.
Ma questa nuova soluzione, per essere applicata, richiede prima un cambiamento culturale in seno al popolo, che deve prendere coscienza dei problemi e di quali azioni individuali posseggono il potere utile alla sua liberazione dalle false verità.
Ciò che intendo è che solo pensando "in collettivo", non individualmente, possiamo trovare la forza per cambiare il nostro stesso modo di vivere, che potrebbe così divenire molto più sano e armonioso con ciò che ci circonda. Così, scegliere fra la bicicletta e l'automobile, per andare da una parte all'altra della città, non sarebbe più una semplice valutazione di fatica e tempo impiegabile, ma diventerebbe una questione di coscienza, trasformando un telaio di tubi con due ruote e due pedali in una piccola arma di liberazione, un'arma materialmente inoffensiva, ma più efficace di un carro armato nel primo passo della lotta per l'emancipazione del nostro stile di vita e delle nostre menti.