martedì 25 novembre 2008

Sesso, bugie e videotape (sex, lies and videotape)

Da qualche anno la TV è irrimediabilmente squallida e noiosa, mentre i cinema faticano ad offrire film che meritino di essere visti. Quale momento migliore per spolverare i "vecchi" classici e scoprire il sapore ormai raro del fascino potentemente efficace che sanno regalare!
Sesso, bugie e videotape è un film indipendente del 1989, diretto da un giovane Steven Sodebergh; oggi un nome ormai noto, ma all'epoca ancora in cerca di affermazione e sconosciuto ai più.
Lo svolgimento della trama è estremamente fluido, riuscendo a rapire l'attenzione anche durante i frequenti dialoghi fra personaggi, che spesso comunicano più con gli sguardi, i silenzi e le movenze, piuttosto che con le labbra. In effetti questo film racchiude, oltre all'innegabile talento registico, le brillanti recitazioni di tre magnifici attori: la bellissima ed eccezionale Andie MacDowell nei panni della casalinga Ann, James Spader in quelli del misterioso vagabondo Graham e Peter Gallager (ricordate il ricco avvocato idealista che adotta il teppistello Ryan nel telefilm O.C.?) che anima la figura di John, classico yuppie egocentrico in carriera. Oltre questi tre personaggi vi è anche Cynthia, la sorella disinibita di Ann, interpretata da Laura San Giacomo.
La trama ruota attorno ai quattro personaggi, ai rapporti che li legano, alle loro differenze e similitudini, ai loro equilibri destinati al crollo. Abbiamo così due sorelle totalmente differenti, una sessualmente repressa e frustrata, tanto da ricorrere all'analisi psicologica (così di moda negli USA), l'altra fin troppo trasgressiva ed estroversa (sempre sessualmente parlando), ma entrambe sembrano accomunate dal giustificare se stesse per poter differire dall'altra, per poter godere dell'illusione di avere la coscienza pulita (nel caso di Ann) o la vera libertà (in quello di Cynthia). Poi ci sono i due uomini, i due vecchi compagni di facoltà un tempo grandi amici, ma profondamente diversi ora che Graham ha mollato il mondo ipocrita in cui vivono i rampanti avvocati, preferendo quello precario, ma sincero, del vagabondaggio senza meta caratterizzato dal possesso di "un'unica chiave: quella dell'auto".
Oltre ai quattro, il significato del film orbita anche attorno alle tre parole che compongono il titolo. Così scopriamo che tutti hanno un problema col sesso. L'attraente Cynthia lo usa come sfogo delle proprie passioni, considerando gli uomini solo come un mezzo a tale scopo, trattandoli come meri oggetti di piacere; John, innamorato di se stesso, lo vede come una prova e un'auto-affermazione della propria virilità; mentre Ann e Graham ne sono tristemente afflitti, vivendo un blocco psicologico apparentemente inspiegabile, ma che ha radici profonde nell'inconscio rifiuto della propria vita vuota e priva di prospettive. Interessante è come questi modi differenti (e sbagliati) di vivere il sesso (e quindi la vita) crea nel film una situazione paradossale: chi fa sesso non si ama e chi si ama realmente non fa sesso. Sintomo di ciò è che i quattro protagonisti preferiscono rifugiarsi nelle bugie per salvare il proprio ego, la propria libertà e trasgressione, per nascondere i propri problemi; insomma, per mantenere invariate le proprie vite, anche se insoddisfacenti. Persino Graham, che pone i bugiardi al primo posto fra le categorie umane più spregevoli (al secondo gli avvocati), mente a se stesso, rifiutando di prendere realmente atto del proprio problema, riluttante nel risolverlo per timore del cambiamento che causerebbe alla realtà a cui è abituato. Ma è proprio lui che, inconsciamente, rompe gli equilibri del trio, permettendo o costringendo ognuno di loro a essere finalmente se stesso, a essere veramente libero e Vivo; creando un nuovo equilibrio che da a ognuno ciò che merita.
Sesso, bugie e videotape è senza dubbio parte della storia del Cinema, ma sono certo che troppi (sopratutto nella mia generazione) non l'hanno ancora visto, perdendo il fascino di un film enigmatico e rinunciando a qualche sana riflessione sui protagonisti irreali della vicenda narrata, che altro non sono che il riflesso di personaggi reali di vicende altrettanto reali: noi stessi.
Ma la magia del Cinema (come di qualsiasi altra arte) sta anche nell'immortalità, perciò mi rivolgo a tutti coloro che non hanno ancora visto questo film, invitandoli a procurarsene una copia; nella peggiore delle ipotesi, "sprechereste" un'ora e mezza delle vostre vite.
Ah, dimenticavo... A chi non si fidasse del mio giudizio, ricordo che questa pellicola è stata premiata con la palma d'oro al 42° Festival di Cannes, vincendo anche il premio per la miglior interpretazione maschile (conferito a James Spader) e quello internazionale della critica; e scusate se è poco.

Buona visione....

mercoledì 5 novembre 2008

Qualcuno ha sentito bussare?



"(…)
Non cessiamo di ripeterlo, pensare prima di tutto alle folle diseredate e doloranti, alleviarle, aerarle, illuminarle, amarle, ampliare loro largamente l’orizzonte, prodigare loro sotto ogni forma l’educazione, offrire l’esempio della fatica, mai quello dell’ozio, diminuire il peso del carico individuale accrescendo la nozione dello scopo universale, limitare la povertà senza limitare la ricchezza, creare vasti campi d’attività pubblica e popolare, avere come Briareo cento mani da tendere da ogni parte ai prostrati e ai deboli, adoperare la potenza collettiva a quel grande dovere di aprire officine per tutte le braccia, scuole per tutte le attitudini, e laboratori per tutte le intelligenze, aumentare il salario e diminuire la fatica, equilibrare il dare e l’avere, cioè proporzionare il godimento allo sforzo e l’appagamento al bisogno, insomma far sì che il congegno sociale sprigioni a profitto dei sofferenti e degli ignoranti maggior quantità di luce e di benessere, questo è – e le anime che sentono la simpatia non lo dimentichino – il primo degli obblighi fraterni e la prima – lo sappiano i cuori egoisti – delle necessità politiche.
E tutto ciò, diciamolo, è soltanto un principio, ecco la vera questione: il lavoro non può essere una legge senza essere un diritto
(vai a dirlo alla Confindustria! Poi vedi cosa ti rispondono...), non insistiamovi perché non è il luogo. Se la natura si chiama provvidenza, la società deve chiamarsi previdenza (ah ma allora sei proprio un “comunista”!). Lo sviluppo intellettuale e morale è altrettanto indispensabile quanto il miglioramento materiale: sapere è un viatico, pensare è una prima necessità, la verità è nutrimento come il grano. Una ragione a digiuno di scienza e saggezza, smagrisce; compiangiamo, al pari degli stomaci, gli spiriti che non si nutrono: più straziante di un corpo in agonia per mancanza di pane è un’anima morente perché affamata di luce (ma la TV non aiuta...).
(…)
Al momento attuale, il passato, è vero, è resistentissimo; sta riprendendo e questo ringiovanire d’un cadavere sorprende. Eccolo che cammina e giunge, sembra vincitore: questo morto è un conquistatore. Giunge con la sua legione, le superstizioni, con la sua spada, il dispotismo, con la sua bandiera, l’ignoranza; da qualche tempo ha vinto più d’una battaglia; avanza, minaccia, ride, è alle porte. (…)"

Chi ha scritto queste parole non era un comunista, né un socialista, né un francescano intento in un sermone: sono parole di Victor Hugo. Ho tratto questo passaggio dal romanzo “I Miserabili”, libro VII, capitolo IV.
Dal 1862, a quanto pare, le necessità della società non sembrano cambiate granchè; anche il pericolo di un ritorno al passato sembra essere una costante indipendente dal tempo (scusate l’ingegnerizzazione dei termini). In quello stesso capitolo, Hugo manifestava la sua fiducia nel futuro, in quello che lui chiamava progresso, intendendolo come avanzamento intellettuale e sociale, non solo materiale. Diceva che il progresso porterà spontaneamente a un “equilibrio” che cancellerà naturalmente la miseria e tutte le altre piaghe; esprimeva la convinzione che tale progresso fosse inarrestabile e ormai alle porte.
Siamo nel 2008, devo sentire ancora bussare. Se qualcuno ha sentito vada ad aprire al più presto!
P.S.: Ah, dimenticavo: VAI COSì OBAMA!!!!

martedì 4 novembre 2008

Yes, HE can!

Mancano ormai poche ore ai risultati elettorali che decreteranno il nuovo Presidente USA.
Inutile dire chi spero esca vincitore: i post precedenti di questo blog mi rendono ormai prevedibile in campo politico.
Ho notato che in molti temiamo il ripetersi dei cosiddetti “manini” elettorali, gli stessi confusi sconvolgimenti che fecero la fortuna di Bush junior. Ma questa volta voglio essere positivo, voglio dare fiducia (forse la prima volta in vita mia) alla democrazia statunitense.
E se vincesse il carismatico Obama, speriamo che non lo facciano fuori… Insomma, si sa: la storia USA ci ricorda chiaramente che i politici scomodi non hanno mai avuto vita lunga in quel Paese; percui, concedetemi un minimo di preoccupazione (che spero essere eccessiva) a riguardo.
Comunque, credo che il nostro vecchio Occidente “democratico”, stia vivendo un momento storico particolare che non lo rende pronto per un Presidente NERO alla casa BIANCA; ma, forse proprio per questo, c’è bisogno oggi più che mai di qualcuno che indichi una nuova, giusta direzione al nostro futuro. Perché tutti sappiamo che le politiche adottate dagli USA, soprattutto quella estera, hanno un peso considerevole. Se guardiamo la storia che va dall’ultima guerra mondiale ad oggi ci rendiamo conto che ogni avvenimento importante nel mondo (in qualunque parte del mondo) ha avuto come protagonisti, o coprotagonisti (o antagonisti), gli USA. Per questo, in un periodo in cui il futuro sembra sempre più fascista, in un periodo in cui sembra dominare la paura e il razzismo, in cui sembra che si stia dimenticando il vero significato di democrazia (ogni riferimento a fatti, cose o avvenimenti italiani NON è casuale), in un periodo nel quale si tende a preferire i toni forti e la violenza, piuttosto che il dialogo costruttivo, l’elezione di un nero a capo di un Paese che, fino a poche decine di anni fa (e in qualche caso tuttora), discriminava pesantemente le persone di colore, mi fa pensare a una buona dose di sana umanità iniettata direttamente nell'arteria più importante del sistema socio/politico mondiale.
Certo, forse Mr. Obama non cambierà molto gli USA, ma sono convinto che potrebbe RIVOLUZIONARE il mondo.