sabato 21 marzo 2009

Gitano Sedentario


Viaggio, fuga. Due parole con un significato così diverso, ma così simile.
Fuggire dai ritmi, dalle responsabilità, dalle aspettative e dagli stereotipi di questa società rotante attorno ai media, fasulla e borghese; e quindi viaggiare, senza data di arrivo prefissata e con una meta che sia solo un riferimento, una stella polare in un cielo stellato. In fondo è vero: in un viaggio non importa la destinazione, ma il percorso.
Ed ecco che sboccia nuovamente la primavera, coi suoi colori, la sua luce calda, la sua offerta di libertà. Non c'è altra stagione che ricordi così vigorosamente, a noi esseri umani, la nostra vera natura vagabonda. O forse non c'entra nulla il genere umano, ma solo una parte di esso, quella parte romantica e sognatrice che rifiuta il pragmatismo obbligato dei tempi moderni, preferendo l'ideologia fantastica dei propri sogni; quella parte incontentabile di umanità che desidera scoprire, vedere, conoscere.
E così, ecco che fa capolino una parte di me stesso cresciuta spontaneamente come fili d'erba che spuntano dal cemento. Potrebbe essere il destino, oppure quella che alcuni chiamano anima, fattostà che conservo una parte di me stesso che sfugge dall'educazione ricevuta, dalle esperienze vissute e dalle prospettive per il futuro. E' una predisposizione congenita, una molla compressa pronta a scattare spontaneamente, a volte anche ribaltando la visione del mondo, della vita e delle scelte da compiere a cui siamo stati abituati.
E allora vorrei acquistare una moto, una vecchia, borbottante cafè-racer dei mitici anni '70, salirvi in sella indossando un vecchio casco e un sobrio giubbotto di pelle, avviare il bicilindrico e inserire la marcia nell'incognita di possibili guasti meccanici, sistemare nella tasca un'unica, sgualcita cartina stradale, per poi dare gas e allontanarmi verso la mia stella polare, senza sapere quando e se vi arriverò; non avrebbe alcuna importanza. Sarebbe importante invece assaporare il gusto della vera libertà, scoprire nuovi orizzonti ad ogni deviazione dal percorso principale, avere l'inebriante sensazione di stringere la vita fra le proprie mani, senza nessuno che ti guidi o consigli od osservi pronto a giudicare la scelta compiuta. Sarebbe importante il piacere di vivere fuori dal tempo.
I viaggi romantici e bohemien on-the-road non sono altro che una meravigliosa metafora: le strade percorse rappresentano la vita, i bivi e gli incroci corrispondono alla scelta fra la via diretta verso il futuro, ma più breve e insipida, o quella più tortuosa ed emozionante, quella che non ti chiede nulla in cambio, ma solo di seguire le curve e sbirciare il panorama senza preoccupazioni, senza timori, senza ansie per il futuro/meta.
Ma non ho una moto e nemmeno i soldi per permettermela. Ho impegni presi da portare a termine prima di potermi sentire libero sospendendo la mia presenza dalla società. Per questo (per ora) sono solo un sognatore, un gitano sedentario che attende il momento di sfasciare la sedia che lo sorregge, alzandosi poi sulle proprie gambe con un sorriso.

"In tempi come questi, la fuga è l'unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare" Henri Laborit

1 commento:

Anonimo ha detto...

Non so come, ma sei riuscito ad esprimere esattamente quello che provo... il viaggio, quello che sto per intraprendere, la fuga, quella che probabilmente può sembrare ad un'occhio esterno... non importa, io questi vincoli di cui parli ora non li ho più e desidero solo scoprire, vedere, conoscere e vivere... vivere cose nuove diverse! Prima o poi arriverà anche il momento per il tuo "viaggio", non ti preoccupare, ogni cosa a tempo debito... ci vediamo al mio ritorno alla realtà che spero non avvenga così presto ;)
Madriiiiiiid!!!!